Reato di caporalato e Modello Organizzativo “231”

Il caporalato è un sistema informale di reclutamento e sfruttamento di manodopera, in base al quale un “caporale”, dietro corrispettivo, ingaggia, per conto del proprietario di un’azienda, dei lavoratori, sfruttando lo “stato di bisogno” in cui si trovano.

Secondo i dati dell’Istat, nell’ultimo decennio questo tipo di occupazione è cresciuto di circa il 23%, arrivando, nel 2014, a coinvolgere circa 400.000 lavoratori. Le ragioni di un tale aumento sono legate alla crisi economica e all’incremento del flusso migratorio verso il nostro Paese.

La legge 199/2016 recante «Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo» ha introdotto importanti novità in merito, andando a colmare il deficit di tutela dovuto alla mancata identificazione del datore di lavoro come soggetto attivo del reato. Prima dell’intervento normativo, infatti, il caporalato era già punibile in base all’articolo 603-bis (Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) del codice penale. Tuttavia, la legge 199/2016 ha riscritto il fatto illecito, estendendo la punibilità non solo al caporale, ma anche al datore di lavoro che impieghi personale così reclutato.

La variazione legislativa ha, inoltre, inserito il reato di caporalato nel catalogo dei reati presupposto della responsabilità degli enti ex D.lgs. 231/2001. Del fatto di caporalato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’azienda risponderà, quindi, anche l’ente, che rischierà l’irrogazione di una sanzione pecuniaria da 400 a 1000 euro, nonché una sanzione interdittiva di durata non inferiore a un anno, quale, ad esempio, l’interdizione dall’esercizio dell’attività.

Alla luce di ciò, emerge chiaramente l’importanza che i contenuti del modello di organizzazione e gestione assumono per le imprese, sia nella prospettiva di prevenzione del reato sia nell’ottenimento del riconoscimento in sede processuale dell’esimente dell’art. 6 del D.lgs. 231/2001. In particolare, risulterà essenziale anche per le aziende medio/piccole, che però impiegano manodopera poco specializzata, in cui è plausibile possano trovare occupazione persone “in stato di bisogno”, l’adozione di un modello “231” che prenda in considerazione la fattispecie del caporalato.

Per ulteriori informazioni potete contattare il nostro Servizio 231, Dott.ssa Chiara Vaccari, vaccari.c@aesseservizi.eu, tel. 0171 451725.

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